Ho letto della vicenda della professoressa accoltellata in un istituto a Centocelle. La cosa che mi ha lasciato perplesso — anzi, parecchio perplesso — è la direzione che ha preso il dibattito pubblico.
Ci si è concentrati tantissimo sul ragazzo di origine congolese che ha salvato la docente. Intorno alla sua figura sono state spese parole cariche di strumentalizzazione, razzismo e qualunquismo, come accade immancabilmente ogni volta che l'opinione pubblica si esprime su vicende così delicate. Al contempo, si è quasi sorvolato sul ragazzo italiano autore dell'aggressione, arrivando quasi a giustificarlo o perdonarlo con leggerezza.
Questa dinamica è di una gravità enorme:
- Si tende a minimizzare la violenza e la criminalità quando a compierla è un italiano, liquidandola con un «vabbè, capita».
- Si arriva persino a insultare il ragazzo congolese per il solo fatto di essere intervenuto a salvare la professoressa.
Ma l'aspetto ancora più sconcertante — la cosa in assoluto più grave — è che la stessa docente, un'educatrice, stia perdonando l'aggressore mentre rivolge parole di disprezzo a chi le ha salvato la vita.
Il messaggio che sta passando è devastante: sembra quasi sia preferibile essere italiani e criminali piuttosto che stranieri e brave persone. Questa è una deriva assolutamente orribile.
La giustizia e la convivenza civile si basano su un principio fondamentale e lineare:
Chi commette un reato va punito con la stessa fermezza, a prescindere che sia italiano o straniero. Allo stesso modo, chi si comporta in modo onesto, civile ed esemplare merita lo stesso rispetto e la stessa gratitudine, qualunque sia la sua origine.