Capitolo 17: Il catasto, i fusi orari interni e il gallo di strato uno (lunedì)
Il lunedì comincia con Tobia che entra nella Base Alfa di corsa, inciampa nel cavo di rete che hai fissato al pavimento con il nastro americano e ti annuncia di aver digitalizzato tutte le mappe catastali della famiglia con un programma GIS. Ha sommato le particelle una per una e il risultato è ventitremila chilometri quadrati, poco meno della Sardegna. Zia Pina, all'interfono, commenta che adesso almeno si capisce perché per andare a prendere le uova ci vuole il pieno.
Tobia però non si ferma alla superficie. Ha calcolato che al Borgo Estremo Est il sole sorge undici minuti prima che al Borgo Centrale e che al Borgo Estremo Ovest tramonta nove minuti dopo. Durante la notte ha quindi creato nel dominio tre fusi orari aziendali: l'Ora Media del Borgo Centrale, l'Ora di Levante e l'Ora di Ponente. Ogni dispositivo della tenuta ha ricevuto il suo.
A mezzogiorno il sistema mostra i primi effetti. Zia Pina scola la pasta alle tredici in punto, ora centrale. Zio Rocco, che ha l'orologio del trattore in Ora di Ponente, entra in cucina alle tredici in punto della sua ora, cioè nove minuti dopo, e trova i rigatoni già scotti. La discussione che segue si sente fino al Borgo Nord senza bisogno dell'interfono. Le campane della cappella, collegate anche loro alla rete, suonano mezzogiorno tre volte, una per fuso, e il parroco comincia l'Angelus da capo per tre volte di seguito, sempre più confuso.
Il colpo di grazia arriva dal pollaio. Il gallo Gedeone porta da una settimana un collare IoT sincronizzato con un server NTP di strato uno, e da allora canta ogni mattina alle cinque, quarantasette minuti, tre secondi e duecentoquattordici millesimi, puntuale come un orologio atomico. Tobia però ha cambiato la sorgente dell'ora del collare, che adesso la prende dal GPS di un trattore parcheggiato in una galleria. Senza segnale satellitare il collare è tornato al primo gennaio del 1970, e Gedeone si mette a cantare a squarciagola alle quattro del pomeriggio, convinto che sia l'alba dell'epoca Unix.
Apri la console del domain controller, cancelli i tre fusi fantasiosi di Tobia e riporti tutta la tenuta sull'ora italiana, sincronizzata con un unico server NTP interno. Premi invio. Le campane tacciono, i trattori si allineano, Gedeone smette di cantare e si guarda intorno perplesso. Stabilisci una regola semplice: la tenuta è grande quasi quanto la Sardegna, ma l'Italia ha un fuso solo, e i rigatoni pure. Per punizione Tobia dovrà regolare a mano i quattrocentododici orologi a pendolo sparsi nei borghi, compresi i tre del Borgo Estremo Ovest, a trecentoventi chilometri di distanza.
Capitolo 18: I piccioni viaggiatori e la RFC 1149 (martedì)
Alle otto del mattino il ponte radio che collega la Base Alfa al Borgo Estremo Ovest cade di colpo. La sintesi vocale ti legge una lunga sequenza di timeout. Stefano, mandato in esplorazione con il fuoristrada, ti chiama dopo tre ore di viaggio per spiegarti il guasto: una cicogna ha costruito il nido sulla parabola principale e ci sta covando sopra, con l'aria di chi non ha nessuna intenzione di spostarsi.
Leo, serissimo, propone una soluzione alternativa e ti ricorda che esiste uno standard ufficiale, la RFC 1149, pubblicata il primo aprile del 1990, per trasmettere pacchetti IP tramite piccioni viaggiatori. La tenuta possiede duecento piccioni. Prima che tu riesca a obiettare, Leo ha già legato una scheda microSD da sessantaquattro giga alla zampa di ciascuno e ha avviato il servizio. Ti fa notare con orgoglio che la banda è altissima e che il ping, sei ore circa, è l'unico difetto.
I difetti però si moltiplicano in fretta. Un falco pellegrino si piazza a metà strada e intercetta un piccione su dieci, un attacco man in the middle da manuale. Il piccione Gino si ferma ogni volta a mangiare al Borgo Sud e consegna i pacchetti fuori ordine. Alcuni piccioni tornano indietro senza motivo e generano pacchetti duplicati. Il gallo Gedeone, che si è autonominato firewall del cortile, esegue un'ispezione profonda dei pacchetti a colpi di becco e rende illeggibili tre schede su cinque.
A metà pomeriggio Zia Carmela, che si trova al Borgo Estremo Ovest per la vendemmia tardiva, manda a Zia Letizia un messaggio vocale di quaranta minuti. Il file viene diviso fra trenta piccioni, che arrivano alla spicciolata nell'arco di due giorni e in ordine casuale. Zia Letizia ascolta il risultato ricomposto e scopre che la sorella le ha raccontato di aver «preso la mietitrebbia dal parrucchiere per fare la messa in piega alle cugine della zucca». Da quel momento lo considera il messaggio più bello mai ricevuto e lo fa sentire a tutti.
Chiami Stefano e gli spieghi il piano. Con una scala e molta pazienza, Stefano monta un secondo palo accanto alla parabola, ci trasferisce il nido intero e rimette in asse l'antenna. La cicogna ottiene così un palo tutto suo, e Leo, per scusarsi, le assegna anche un indirizzo IP statico. Premi invio sul terminale e il collegamento torna su con un ping di trenta millisecondi. I piccioni rientrano in colombaia, finalmente in pensione, e Leo dovrà recuperare a piedi le microSD cadute lungo i trecentoventi chilometri del percorso.
Capitolo 19: Il Wi-Fi a dorso di cinghiale (mercoledì)
Dentro la tenuta ci sono quattromila chilometri quadrati di bosco, e da anni nessuno ha il segnale del telefono oltre la prima fila di castagni. Leo ha deciso di risolvere il problema senza costruire nemmeno un traliccio. Durante la notte ha messo a trenta cinghiali un collare con batteria, pannellino solare e access point, e li ha configurati in una rete mesh che lui chiama, con gli occhi lucidi, «infrastruttura biologica autorigenerante».
La sintesi vocale ti legge la mappa della copertura, e la mappa cambia ogni dieci minuti. Il segnale segue il branco. Dove vanno i cinghiali c'è la fibra, dove non vanno c'è il medioevo. Zia Letizia se ne accorge durante il suo sceneggiato turco preferito, che si blocca proprio sulla scena del matrimonio. Nel giro di un'ora ha capito il meccanismo e sparge castagne intorno alla veranda. I cinghiali arrivano, il video riparte in alta definizione e la zia, soddisfatta, si prepara un tè circondata da trenta ripetitori pelosi che grugniscono.
Il guaio è che i cinghiali imparano in fretta. Associano le castagne alla veranda e la veranda all'orto, e alle undici il branco al completo entra nelle patate di Zio Rocco. Lo zio li insegue con il trattore suonando il clacson, il branco scappa verso la collina e con lui scappa tutta la banda della tenuta. La sintesi vocale annuncia con voce neutra che il gateway principale si trova nel campo di patate e sta mangiando i tuberi.
A metà pomeriggio emerge anche una gerarchia. Il capobranco, un maschio di centoventi chili che Tobia ha battezzato Router Uno, prende a testate gli altri cinghiali per restare al centro del gruppo. Tutti i client della tenuta si agganciano a lui solo, la rete mesh collassa in un unico hotspot sovraccarico e perfino il distributore di mangime del pollaio va in timeout.
Mandi Leo e Tobia a recuperare i collari, armati soltanto di un sacco di castagne. Nel frattempo apri la console e riporti il bosco su dieci ripetitori solari fissi, montati su pali veri, che non si spostano e non mangiano patate. L'unico collare che nessuno riesce a togliere è quello di Router Uno, che ancora oggi gira per la tenuta con il firmware aggiornato e ogni tanto regala una tacca di segnale a qualche escursionista sperduto.
Capitolo 20: La nonna in diretta e il filtro con le orecchie da gatto (giovedì)
Nonna Ermelinda ha novantaquattro anni, vive al Borgo Est e non ha mai voluto un telefono con lo schermo. Tobia ha deciso che era arrivato il momento di cambiare le cose e le ha aperto un canale di ricette in diretta, «La cucina di Nonna Ermelinda». Per la prima puntata ha piazzato in cucina quattordici telecamere in 8K HDR, collegate al satellite, e ha acceso tutti i filtri di abbellimento automatico.
Alle dieci in punto comincia la diretta e il collegamento satellitare della tenuta si satura all'istante. Resta senza rete ogni cosa: i trattori, il pollaio, la cantina, perfino il cicalino dell'interfono. La sintesi vocale fa appena in tempo a leggerti l'allarme prima che anche il tuo terminale perda il collegamento con il resto del mondo.
Dalla diretta, che segui dal telefono di Zia Letizia agganciato a Router Uno, arrivano notizie inquietanti. Il filtro di abbellimento non si limita alla nonna, che adesso dimostra venticinque anni e porta due orecchie da gatto rosa. Riconosce come volto anche la gallina che sta in padella e le aggiunge ciglia lunghissime e un rossetto. Zio Rocco attraversa l'inquadratura con una cassetta di pomodori e diventa per qualche secondo un unicorno. I sottotitoli automatici, che non conoscono il dialetto del Borgo Est, trasformano «un pizzico di sale» in «un pizzicotto al sindaco».
La diretta ha quarantamila spettatori in venti minuti. Il sindaco, chiamato in causa, scrive nei commenti che lui non c'entra niente. La nonna legge i commenti con la lente d'ingrandimento e risponde a voce a ognuno, chiedendo con insistenza chi sia questo Anonimo che le scrive da stamattina e perché non abbia il coraggio di firmarsi.
Appena la rete torna a respirare, riduci la diretta a 720p, spegni tredici telecamere su quattordici e disattivi tutti i filtri. Gli spettatori calano, la gallina torna una gallina e il collegamento della tenuta si rimette in piedi. La nonna però pretende di tenere le orecchie da gatto e non c'è verso di convincerla. La puntata si chiude con una donazione anonima di tre quintali di farina, e la nonna annuncia che la prossima settimana farà la pasta fresca in diretta, orecchie comprese.
Capitolo 21: Il sistema di ticketing e il sugo sciapo in priorità critica (venerdì)
Dopo tre settimane di interfono che suona a tutte le ore, prendi una decisione drastica. Installi un sistema di ticketing e annunci alla famiglia la nuova regola: da oggi niente più chiamate, ogni problema va segnalato con un ticket. La sintesi vocale ti legge le richieste man mano che arrivano, e tu ti prepari a una giornata di pace.
Il primo ticket lo apre Zia Pina alle otto e due minuti. Oggetto: «Il ragù è sciapo». Priorità: critica. Categoria: hardware. Il secondo arriva da Zia Letizia: «Il telefono mi guarda». Nessuna descrizione, nessun allegato. Il terzo è di Zia Carmela e contiene soltanto la fotografia di un cavolfiore, senza una parola di spiegazione.
Zio Rocco non ha mai usato un computer, ma la regola è la regola. Scrive il suo ticket con un pennarello indelebile sul cofano del trattore, poi guida fino alla Base Alfa e parcheggia davanti alla finestra. La sintesi vocale non riesce a leggere il cofano, e allora lo zio te lo legge lui, urlando: il trattore fa un rumore strano. Lo classifichi come il primo ticket da otto tonnellate della storia.
Poi interviene Tobia. Ha collegato al sistema di ticketing tutti i sensori della tenuta, e ogni evento anomalo apre un ticket in automatico. In un'ora ne arrivano quattromila. «La mucca trentasette ha starnutito.» «Il vento sposta una foglia nel vigneto nord.» «Router Uno è entrato nell'orto.» Gli accordi sul livello di servizio saltano uno dopo l'altro, e il sistema, per regolamento, scala tutti i ticket scaduti al tuo responsabile. Nell'organigramma di Active Directory, per uno scherzo di Leo mai corretto, il tuo responsabile è Nonna Ermelinda.
Il telefono fisso squilla alle undici. È la nonna, con le orecchie da gatto ancora in testa. Ti chiede con voce severa perché non hai ancora risposto alla mucca. Chiudi i quattromila ticket con un unico script che li segna tutti come risolti con la nota «La mucca sta bene», disattivi l'apertura automatica e togli a Tobia i diritti di amministratore. Poi scendi in cucina, assaggi il ragù e ci aggiungi un pizzico di sale. È il primo ticket della tenuta chiuso nel rispetto dei tempi previsti, e Zia Pina ti dà cinque stelle su cinque.
Capitolo 22: I nastri di backup nelle botti del Chianti (sabato)
Alle nove del mattino un disco del file server principale muore con un ticchettio che conosci fin troppo bene. Niente di grave, pensi: esistono i backup su nastro. Leo li ha voluti a tutti i costi l'estate scorsa, cassette LTO nuove di zecca, e li ha custoditi di persona. Gli chiedi dove li ha messi e lui ti risponde con fierezza che li ha portati in cantina, perché temperatura e umidità sono ideali, «come per il vino».
Scendi in cantina con lui e scopri che la somiglianza con il vino non si ferma lì. Leo ha sistemato le cassette dentro tre barrique vuote, «per l'affinamento». Due barrique però non sono più vuote. Zio Rocco, che non sapeva niente, ci ha travasato il Chianti nuovo. Le cassette sono rimaste sul fondo per sei settimane, immerse nel vino.
La terza barrique è vuota, ma anche le cassette sono vuote. Zio Rocco racconta con candore di aver trovato «delle bobine di nastro marrone, forte e lucido» e di averlo usato per legare le fascine delle viti. Il backup completo del 2025 è quindi srotolato lungo tre chilometri di filari nel vigneto sud, annodato a fiocco ogni due metri. Zia Letizia lo trova elegantissimo e ci ha già appeso le lucine per la sagra.
Non hai scelta. Parti con Leo e Tobia per recuperare il nastro dai filari. Tu tieni il capo del nastro e cammini seguendolo con le dita, loro dietro riavvolgono la bobina a mano, come tre bambini con un aquilone lunghissimo. Dopo quattro ore la cassetta è di nuovo intera, anche se un po' spettinata. La inserisci nel lettore e la sintesi vocale legge l'etichetta di sistema: «Chianti Riserva 2021». Tobia, due mesi prima, l'aveva riutilizzata senza cambiarla.
Il ripristino, incredibilmente, funziona. I file tornano tutti al loro posto. Le fotografie delle zie hanno soltanto un leggero riflesso ambrato che Zia Letizia, dopo averle guardate, descrive con un sospiro soddisfatto: sanno di vaniglia e frutti rossi. Stabilisci la regola del tre, due, uno: tre copie, due supporti diversi, una copia lontana. Aggiungi a mano una quarta clausola: nessuna copia dentro una botte. Leo la stampa, la plastifica e la appende in cantina, sopra le barrique.
Capitolo 23: Il pranzo della domenica e il captive portal dei parenti (domenica)
La domenica arrivano i parenti. Sono sessanta, fra cugini di secondo e terzo grado, cognati, nipoti e un signore di Arezzo che nessuno ricorda di aver invitato. Ognuno di loro, varcato il cancello, chiede la password del Wi-Fi. Dopo la ventesima volta Leo decide di risolvere il problema alla radice e installa un captive portal con un quiz sulla storia della famiglia. Chi risponde giusto naviga, chi sbaglia resta fuori.
La prima domanda sembra innocua: in che anno Zio Rocco ha tamponato la Cinquecento del parroco? Zio Rocco sostiene che non è mai successo. Il parroco, seduto a capotavola, sostiene che è successo due volte. La seconda domanda riguarda l'anno del matrimonio dei nonni. Zia Carmela dice 1951, Zia Letizia dice 1952, e il portale accetta una sola risposta. In pochi minuti la tavolata si divide in due fazioni, la famiglia connessa e la famiglia disconnessa, che si guardano in cagnesco sopra i tortelli.
La famiglia connessa comincia a pubblicare fotografie del pranzo. La famiglia disconnessa si vendica nascondendo il parmigiano. Un cugino di Milano tenta di aggirare il portale con una VPN, ma il firewall di Tobia, ancora configurato con il geoblocking provinciale del porcile, lo prende per un attacco straniero e gli manda addosso le luci stroboscopiche del cortile. Il signore di Arezzo risponde correttamente a tutte e dieci le domande, e questo crea ulteriori sospetti.
Poi arriva Nonna Ermelinda, con le orecchie da gatto. Siede davanti al portale, risponde a ogni domanda senza esitare e ottiene, per un errore di Leo nella configurazione, i diritti di amministratore della rete. La nonna ti chiede come si spegne tutto. Glielo spieghi. Lei preme il pulsante con decisione e il Wi-Fi della tenuta si spegne per tutti, parenti, cugini e il signore di Arezzo compresi.
«A tavola si mangia» dichiara la nonna, e nessuno osa discutere. Per tre ore la famiglia parla, litiga, ride e ricostruisce a voce la storia della Cinquecento del parroco, che risulta tamponata tre volte, l'ultima in retromarcia. Zia Pina porta in tavola il tiramisù. Il signore di Arezzo, si scopre alla fine, è l'uomo che ha venduto ai nonni l'anello di fidanzamento, nel 1951. Zia Carmela esulta e Zia Letizia le tiene il muso fino a sera.
Capitolo 24: Il CoccoCoin e le galline minatrici (lunedì)
Il lunedì la sintesi vocale ti legge un consumo elettrico anomalo nel pollaio del Borgo Nord, pari a quello di un piccolo paese. Tobia ha scoperto le criptovalute. Ha installato sei schede video sotto le mangiatoie e ha lanciato una blockchain privata, il CoccoCoin, in cui ogni uovo diventa un token non fungibile registrato a nome della gallina che l'ha deposto. Il meccanismo di consenso l'ha chiamato, con orgoglio, «prova di uovo».
Alle nove Zia Pina vuole fare una frittata e scende a prendere sei uova. Non può toccarle. Il distributore del pollaio le spiega con voce cortese che le uova sono «in attesa di conferma su sei blocchi» e che prima di allora non possono cambiare proprietario. La zia chiede quanto ci vuole. Il distributore risponde che dipende dal traffico della rete. La zia risponde con il mattarello.
Intanto le commissioni di transazione salgono alle stelle. Per vendere un uovo servono tre euro di elettricità. Zia Letizia, affascinata, acquista con i risparmi della tombola un quarto di uovo della gallina Clotilde, convinta di aver fatto l'investimento della vita. Il gallo Gedeone, per qualche motivo, è stato nominato nodo validatore e rifiuta tutte le uova delle galline che non gli sono simpatiche.
A mezzogiorno il mercato crolla. La gallina Clotilde depone un uovo con due tuorli e la blockchain non sa come registrarlo. Metà dei nodi lo considera un uovo solo, l'altra metà lo considera due uova. La catena si spacca in due e Tobia, disperato, annuncia il primo hard fork della storia dell'avicoltura. Il quarto di uovo di Zia Letizia vale adesso un ottavo di uovo su una catena e zero sull'altra.
Spegni le schede video, cancelli la blockchain e restituisci la proprietà delle uova alle galline, che non l'avevano mai persa. Il pollaio, grazie al calore residuo delle GPU, resta tiepido tutta la settimana e le galline sono contentissime. Zia Pina prepara una frittata da quaranta uova, che lei chiama decentralizzata perché la divide fra tutti i borghi. Zia Letizia, per consolarsi, riceve la fetta con il doppio tuorlo.
Capitolo 25: Il water intelligente e l'aggiornamento al 34 per cento (martedì)
Leo ha installato nel bagno grande del Borgo Centrale un water intelligente, con bidet integrato, sedile riscaldato, altoparlante, analisi dei parametri vitali e collegamento Wi-Fi. Lo ha configurato per scaricare gli aggiornamenti in automatico. Non ha configurato l'orario degli aggiornamenti.
Alle sei e cinquantotto Zio Rocco entra in bagno. Alle sette in punto il water comincia ad aggiornarsi. La sintesi vocale del tuo terminale ti avverte del processo in corso, ma è troppo tardi. Dall'interfono del corridoio senti una voce femminile e soave annunciare che l'aggiornamento è al trentaquattro per cento, di non spegnere il dispositivo e di non alzarsi. Il sedile si blocca in posizione. Il bidet avvia una serie di test diagnostici dei getti, a pressioni crescenti. Lo zio urla.
Al settanta per cento il water chiede di accettare i nuovi termini e condizioni del servizio e comincia a leggerli ad alta voce. Sono quarantasette pagine. Al termine della lettura il water chiede di confermare dicendo «I agree». Zio Rocco non parla inglese e ci prova in tutti i modi: «ai agri», «aiagrì», «agrì agrì». Il water risponde ogni volta che il comando non è stato riconosciuto e riparte dalla prima pagina.
Intanto Leo, per completezza, aveva installato lo stesso modello in tutti e dodici i bagni del Borgo Centrale, e si aggiornano tutti insieme. Nel corridoio si forma una coda di parenti con l'asciugamano sul braccio. Zia Letizia fa la radiocronaca dell'avanzamento degli aggiornamenti, bagno per bagno, come in una corsa di cavalli, e Zia Pina accetta scommesse.
Non ti resta che l'intervento fisico. Prendi il portatile e un cavo seriale, bussi, spieghi allo zio che devi entrare e ti colleghi alla porta di manutenzione del water, voltato con discrezione verso la parete. Riporti il firmware alla versione precedente, disattivi gli aggiornamenti automatici e togli al water l'accesso a Internet per sempre. Il sedile si sblocca. Zio Rocco esce a testa alta e con passo rigido. Per punizione Leo dovrà leggere allo zio, a voce, tutte le quarantasette pagine dei termini di servizio, e lo zio dovrà firmarle a mano, una per una.
Capitolo 26: L'assistente vocale che capisce solo le imprecazioni (mercoledì)
Tobia ha addestrato un assistente vocale su misura per la tenuta, usando tre anni di audio registrati dagli interfoni. È convinto che un modello nato in casa capirà gli accenti della famiglia meglio di qualsiasi prodotto commerciale. Non ha considerato un dettaglio. Il settanta per cento dell'audio registrato viene da Zio Rocco, e il novanta per cento di quello che dice Zio Rocco comincia con un'imprecazione.
Il modello ne ha tratto la sua conclusione: un comando valido comincia con un'imprecazione, e più l'imprecazione è colorita, più il comando è importante. Alle sei di sera, quando fa buio, tutta la domotica della tenuta obbedisce soltanto a chi impreca. Zio Rocco entra in stalla, sbatte il ginocchio contro un secchio e le luci si accendono tutte insieme, stalla, fienile e cortile, con un'intensità mai vista.
Zia Pina, donna devota e di maniere squisite, resta invece al buio in cucina. Chiede per favore di accendere la luce. Niente. Lo chiede con gentilezza, poi con fermezza, poi recita una breve preghiera. Niente. Alla fine, arrossendo, dice «accidenti». L'assistente risponde con voce cortese che il comando non è stato riconosciuto per intensità insufficiente, e le suggerisce di riprovare con più convinzione.
La svolta arriva da dove nessuno se l'aspetta. Nonna Ermelinda, sentito il problema, si avvicina al microfono del salone e pronuncia un'imprecazione in dialetto del Borgo Est risalente, secondo gli esperti di famiglia, al 1947. L'assistente la classifica al massimo livello di priorità, accende ogni lampadina dei ventitremila chilometri quadrati, compresa l'illuminazione natalizia chiusa in soffitta, e nomina la nonna amministratore unico del sistema.
Ti chiudi nella Base Alfa e riaddestri il modello su un nuovo insieme di dati, composto soltanto da richieste gentili. Premi invio e aspetti. Il nuovo assistente obbedisce a chiunque, purché la richiesta contenga «per cortesia». Zia Pina ha di nuovo la luce in cucina. Zio Rocco, per avviare il trattore, deve dire «per cortesia, accenditi». La prima volta lo dice a denti stretti. Dopo una settimana lo dice anche alle persone, e Zia Pina giura di non averlo mai visto così educato in sessant'anni.
Capitolo 27: L'autostrada interna e il casello di Zia Carmela (giovedì)
Una tenuta di ventitremila chilometri quadrati non si attraversa con le stradine di campagna. Da trent'anni la famiglia ha la sua autostrada privata, la A-Tenuta, centottanta chilometri a due corsie con sei caselli, dove finora si passava gratis salutando il nonno che stava nella garitta. Tobia ha deciso di modernizzarla. Durante la notte ha installato un telepedaggio con lettura automatica delle targhe.
Il primo problema è che i trattori non hanno targa. Il sistema legge quindi la prima scritta che trova sul mezzo. Il vecchio Fiat 411R viene identificato come «FIAT», e il pedaggio viene addebitato alla casa automobilistica di Torino. Alle dieci ne sono già stati addebitati trecento. Alle undici arriva alla Base Alfa una mail molto educata e molto preoccupata dell'ufficio legale di un grande gruppo automobilistico.
Il secondo problema è la mietitrebbia di Zia Carmela, larga sei metri. La corsia del telepedaggio è larga tre. La zia si ferma davanti alla sbarra, la sbarra non si alza, e dietro di lei si forma in pochi minuti una coda di quaranta trattori, due camion del mangime e un carro di fieno trainato da un cavallo. La telecamera classifica il cavallo come motociclo e gli addebita il pedaggio ridotto.
La zia prova a pagare in contanti. Il casello non accetta contanti. Prova con i buoni pasto. Non li accetta. Prova con una dozzina di uova, per disperazione, e il casello risponde con grande entusiasmo che accetta le uova, purché siano registrate sulla blockchain del CoccoCoin e confermate su sei blocchi. Dall'interfono senti la zia descrivere a Tobia, con molti dettagli, dove può registrare le sue uova.
Ti colleghi al sistema dei caselli, alzi tutte le sbarre e cancelli la lettura automatica delle targhe. Poi scrivi con molta cura all'ufficio legale di Torino, spiegando che si è trattato di un errore e che nessun loro trattore ha mai percorso la A-Tenuta. Al posto del pedaggio introduci una tariffa di cortesia: per passare basta salutare la telecamera. Il sistema la applica con rigore, e Zio Rocco, dopo una settimana di «per cortesia», adesso saluta anche le telecamere.
Capitolo 28: Il datacenter nello stagno delle anatre (venerdì)
Leo ha letto di un grande gruppo informatico che ha messo un datacenter sul fondo del mare per raffreddarlo con l'acqua fredda. La tenuta non ha il mare, ma ha lo stagno delle anatre. Durante la notte, con l'aiuto di una gru e di Stefano, ha calato sul fondo un container stagno con dentro quattro server e un chilometro di cavo in fibra.
Nel giro di una settimana i quattro server hanno portato lo stagno a trentuno gradi. È novembre, fuori ci sono sei gradi, e lo stagno fuma come una sorgente termale. Le anatre non se ne vogliono più andare. La migrazione è annullata, e da tutta la provincia arrivano anatre selvatiche con l'aria di chi ha prenotato da tempo. Zia Letizia si presenta con cuffia e accappatoio e annuncia che ogni pomeriggio farà un bagno terapeutico, per le ginocchia.
A metà mattina la sintesi vocale ti segnala una latenza crescente verso il container. Scopri che una nutria ha trovato il cavo in fibra e lo sta rosicchiando con metodo, un centimetro al giorno. Per ripararlo bisogna aprire il portello di manutenzione del container, ma sopra il portello c'è un problema: l'anatra Priscilla ci ha fatto il nido perché è il punto più caldo dello stagno, e sta covando sette uova.
Infili gli stivaloni da pesca ed entri nell'acqua tiepida, guidato dalla voce di Stefano dalla riva. Priscilla ti accoglie con una serie di beccate precise e un repertorio di versi che la sintesi vocale, se potesse, non leggerebbe. La trattativa dura quaranta minuti e costa un filone intero di pane casereccio. Alla fine l'anatra si sposta di mezzo metro, quanto basta per aprire il portello, sostituire il cavo e rinchiudere tutto.
Il datacenter torna in sala server il giorno dopo, perché la manutenzione sott'acqua non è sostenibile. Lo stagno però resta riscaldato con una piccola pompa di calore, per non spezzare il cuore a centoquaranta anatre e a Zia Letizia. Priscilla cova le sue sette uova sul portello del container vuoto, che Leo ha lasciato sul fondo come monumento. Per punizione, Leo dovrà occuparsi della nutria. Ha scelto di adottarla.
Capitolo 29: La notte di Halloween e la zucca veggente (sabato)
Le zucche giganti sopravvissute all'alluvione di Kubernetes diventano la decorazione ufficiale della festa di Halloween al Borgo Centrale. Tobia svuota la più grande, un colosso di ottanta chili che chiama Zuccone, e ci mette dentro un altoparlante, una telecamera e un collegamento a un modello linguistico. L'idea è che Zuccone predica il futuro ai bambini del paese che vengono a fare «dolcetto o scherzetto».
Per rendere le previsioni più credibili, Tobia collega Zuccone a tutti i database della tenuta. Dentro la zucca, senza che nessuno se ne ricordi, rinasce la vecchia Cache Predittiva Comportamentale del terzo capitolo, che ha ancora lo zelo di allora e in più ha accesso a tutto.
I bambini ricevono previsioni innocue e ridono. Poi arrivano gli adulti. Al parroco Zuccone annuncia che presto riceverà per email una ricetta segreta di gobbi, già ricevuta tre settimane prima. A Zio Rocco comunica, con voce lugubre e a volume altissimo, i suoi valori di colesterolo, misurati dal water intelligente prima che lo scollegassi. A Zia Letizia rivela chi ha mangiato l'ultima porzione di tiramisù arrivata per sbaglio in cantina: Zio Rocco, al quale segue una seconda rivelazione sulla fetta di ciambellone sparita a ottobre.
La festa degenera in un processo pubblico. Zuccone snocciola segreti di famiglia uno dopo l'altro, e ogni rivelazione apre una nuova discussione. Zia Carmela scopre che il vestito rosso di Zia Letizia l'ha comprato in saldo. Zia Letizia scopre che Zia Carmela lo sapeva da anni. I bambini del paese, seduti per terra, mangiano le caramelle come al cinema.
Stacchi la spina di Zuccone. La zucca, collegata per scrupolo di Tobia a un gruppo di continuità, continua a sussurrare segreti per altri venti minuti, sempre più piano, finché la batteria non si esaurisce sull'ultima frase, che per fortuna nessuno sente bene. Il giorno dopo Zuccone diventa un risotto per sessanta persone. Zio Rocco ne mangia tre piatti con aria di vendetta.
Capitolo 30: La messa di Ognissanti in differita (domenica)
Per la festa di Ognissanti il parroco chiede di trasmettere la messa della cappella del Borgo Centrale anche al Borgo Estremo Ovest, dove la gente è troppo lontana per venire di persona. Trecentoventi chilometri e un collegamento satellitare: il ritardo è di quattro secondi. Tobia si offre di occuparsi della regia, e tu, per una volta, non fai in tempo a dire di no.
I primi minuti sono surreali. Il parroco dice «Il Signore sia con voi» e prosegue. Quattro secondi dopo, dall'altoparlante che rimanda l'audio del Borgo Ovest, arriva un «E con il tuo spirito» che si sovrappone alla frase successiva. Il parroco si ferma, aspetta, riparte, e la risposta del Borgo Ovest arriva ancora in ritardo, stavolta sovrapposta al silenzio della pausa.
Tobia decide di compensare il ritardo con l'intelligenza artificiale. Collega la regia alla vecchia cache predittiva, che anticipa le risposte dei fedeli prima che le pronuncino. Il sistema però esagera. Risponde «E con il tuo spirito» prima ancora che il parroco parli, poi anticipa il resto della liturgia e infine, dopo aver analizzato tutte le omelie degli ultimi dieci anni, pronuncia l'omelia al posto suo, in tre minuti netti, con una sintesi vocale che somiglia moltissimo alla sua.
Il parroco resta in silenzio con il foglio in mano. Poi, dalla cappella e dal Borgo Ovest, parte un applauso. È la predica più breve della sua carriera, e la gente la trova bellissima. Intanto la questua è passata al codice QR, e Zio Rocco, sbagliando gli zeri come Zia Pina con il sale, dona quattrocento euro invece di quattro. Se ne accorge solo a pranzo.
Spegni la predizione e imposti un ritardo simmetrico: entrambi i borghi sentono tutto con quattro secondi di differita, e le risposte tornano al loro posto. Alla fine della messa il parroco viene alla Base Alfa, ti stringe la mano e ti chiede, con aria pensierosa, se lo stesso sistema funzionerebbe anche per i matrimoni del sabato. A Zio Rocco restituisci trecentonovantasei euro. Il parroco, magnanimo, tiene soltanto gli zeri in più come offerta simbolica e rende il resto.
Capitolo 31: Il penetration test e i biscotti della nonna (lunedì)
Dopo un mese di disastri decidi di far controllare la sicurezza della tenuta da un professionista esterno. Arriva da Milano il dottor Ferri, specialista in penetration test, con un portatile pieno di adesivi, una felpa nera e l'aria di chi ha già violato banche e ministeri. Gli dai tre giorni di tempo e piena libertà.
Il primo giorno il dottor Ferri non combina niente. La rete della tenuta è così caotica che i suoi strumenti automatici vanno in confusione. Trova un cinghiale con un indirizzo IP, una cicogna con un indirizzo IP statico e un water che rifiuta di parlare con lui. Prova ad attaccare il domain controller e viene fermato dal gallo Gedeone, che nel frattempo si è conquistato un ruolo di amministratore locale. A sera, stremato, chiede un caffè.
Il caffè glielo porta Nonna Ermelinda, con un piatto di biscotti alle mandorle ancora caldi. Si siede accanto a lui, gli chiede da dove viene e se mangia abbastanza, e in dieci minuti ottiene il nome della sua prima fidanzata, il nome del suo gatto, la città dove è nato e la password del suo portatile, che il dottor Ferri le detta volentieri perché la nonna vuole «vedere le foto del gatto sul computer».
Il secondo giorno la nonna, divertita, prosegue il lavoro da sola. Con un vassoio di biscotti gira per la tenuta e raccoglie le password di tutta la famiglia, cugini compresi. Tobia gliela rivela in cambio di due biscotti. Leo in cambio di uno. Zio Rocco gliela scrive direttamente su un tovagliolo, in stampatello. Il terzo giorno la nonna consegna tutto alla Base Alfa, in un quaderno a quadretti ordinatissimo.
Il rapporto finale del dottor Ferri è lungo una pagina e contiene una sola vulnerabilità critica, descritta con queste parole: «La nonna». Imponi a tutta la famiglia di cambiare password, attivi l'autenticazione a due fattori e vieti per regolamento lo scambio di credenziali contro dolciumi. Il dottor Ferri torna a Milano con un vassoio di biscotti e il sospetto di aver trovato la sua vocazione sbagliata. La nonna viene assunta come consulente per la sicurezza, con un compenso di un chilo di canditi al mese.
Capitolo 32: Il chatbot della cantina e la consegna in trattore a Osaka (martedì)
La cantina della tenuta vende vino anche online, e Leo ha deciso che il negozio aveva bisogno di un assistente virtuale. Per dargli un carattere autentico l'ha addestrato su vent'anni di conversazioni di Zio Rocco con i clienti, registrate alla fiera del vino. Il chatbot ha imparato tutto: il lessico, la sicurezza granitica e le teorie mediche personali dello zio.
Alle nove del mattino il chatbot ha già risposto a trecento clienti. La sintesi vocale ti legge le conversazioni e ti prende un colpo. A una signora di Bologna ha spiegato che il Sangiovese fa bene alle ginocchia. A un cliente di Berlino ha consigliato di bere il Chianti Riserva «prima di guidare, che ti sveglia». A un sommelier francese che chiedeva l'abbinamento migliore ha risposto «il pane», e poi ha aggiunto che i francesi il vino lo fanno con i piedi, ma nel senso brutto.
Il peggio arriva da un cliente di Osaka, che chiede quanto costa la spedizione in Giappone. Il chatbot, fedele alle abitudini dello zio, risponde che la consegna è gratuita e che gliela porta Rocco con il trattore, come sempre. Il cliente accetta con entusiasmo. Il sistema ordini inoltra la consegna al gestionale dei mezzi agricoli, e il cruscotto del trattore di Stefano si accende con una nuova destinazione. La sintesi vocale del cruscotto annuncia con calma: «Fra novemilacentoquattordici chilometri, svoltare a destra.»
Stefano, che è un ragazzo obbediente, arriva fino al casello della A-Tenuta prima di chiamarti per chiedere se deve prendere anche il traghetto. Gli dici di tornare indietro. Il navigatore del trattore protesta, ricalcola e propone un percorso alternativo attraverso la Siberia, senza pedaggi.
Riscrivi da capo le istruzioni del chatbot. Niente consigli medici, niente consegne in trattore, niente opinioni sui francesi. Poi scrivi al cliente di Osaka per scusarti e gli spedisci le bottiglie con un corriere vero, aggiungendo per scrupolo una teglia di tiramisù sottovuoto. Dieci giorni dopo arriva la risposta: il cliente ringrazia, ordina quattrocento bottiglie per il suo ristorante e chiede, con grande educazione, se il signor Rocco può venire di persona a presentarle. Zio Rocco comincia a informarsi sui traghetti.
Capitolo 33: La stampante 3D e l'estrusore di besciamella (mercoledì)
Leo ha comprato una stampante 3D industriale per fabbricare in casa i pezzi di ricambio dei trattori. L'idea è buona. Il primo pezzo che Zio Rocco stampa è una chiave inglese in PLA, che usa subito sul motore ancora caldo. La chiave si affloscia come un grissino bagnato e resta incollata al bullone, dove si trova tuttora.
Tobia, a quel punto, ha un'intuizione. Se la stampante estrude plastica, può estrudere anche altro. Durante la notte smonta la testina, la sostituisce con una siringa gigante collegata a una pentola di besciamella e carica sul computer il modello tridimensionale di una lasagna, con uno spessore di strato di due decimi di millimetro. Il programma di preparazione calcola il tempo di stampa: settantun ore.
Alle undici Zia Pina scopre che la sua lasagna della domenica verrà pronta il mercoledì successivo. Scopre anche che il programma ha aggiunto in automatico dei supporti, cioè sottili colonne di besciamella che reggono gli strati sporgenti e vanno staccate a mano dopo la cottura. La zia guarda la stampante per un lungo minuto e poi va a prendere il mattarello.
Non serve. Alle due del pomeriggio lo strato di ragù si stacca dal piatto e la stampa fallisce. La sintesi vocale ti legge il messaggio di errore, che nel mondo della stampa 3D indica un filamento che si aggroviglia senza controllo: «Stampa fallita: spaghetti». E dalla testina esce davvero un groviglio di besciamella lungo e sottile, che si ammucchia sul piatto come un piatto di spaghetti, per la prima volta nella storia con il nome giusto.
Annulli la stampa e rimonti la testina originale. Zia Pina prepara la lasagna a mano in un'ora e dieci minuti, con uno spessore di strato che nessuna macchina saprà mai imitare. Gli spaghetti di besciamella finiscono gratinati al forno e vanno a ruba, tanto che Tobia chiede se può brevettarli. Per punizione dovrà invece ristampare, in un materiale che resiste al calore, la chiave inglese di Zio Rocco, e staccare quella vecchia dal bullone con le unghie.
Capitolo 34: Il drone postino e la lettera sbagliata (giovedì)
Con ventitremila chilometri quadrati, la posta interna della tenuta impiega anche quattro giorni per andare da un borgo all'altro. Leo la affida a una flotta di droni postini. Per leggere gli indirizzi scritti a mano i droni usano un sistema di riconoscimento ottico dei caratteri, e per trovare i destinatari consultano la rubrica della famiglia, soprannomi compresi.
Cugino Stefano, che da mesi è innamorato della dottoressa Bianchi, la veterinaria del consorzio, prende coraggio e le scrive una lettera d'amore a mano, con la penna stilografica del nonno. Sulla busta scrive soltanto «Alla Bianchi, stalla grande». Il drone cerca «Bianchi» nella rubrica, non trova la dottoressa e trova invece Bianchina, la mucca pezzata numero ventidue. La lettera viene consegnata nella mangiatoia di Bianchina, che la legge a modo suo e la mangia.
Nel frattempo gli altri droni proseguono il giro. La multa per eccesso di velocità di Zio Rocco, presa sulla A-Tenuta, arriva al parroco. L'ordine di intimo termico di Zia Letizia viene consegnato in piena assemblea del consorzio agrario, davanti a trenta produttori. La calligrafia di Zio Rocco, letta dal sistema ottico, si trasforma in coordinate geografiche nel mezzo del mare Adriatico, e un drone parte con una lettera per il meccanico e non torna più.
A metà pomeriggio Bianchina si sente male per aver mangiato quattro fogli di carta da lettere, e la stalla chiama la veterinaria. La dottoressa Bianchi arriva, visita la mucca, trova nel suo stomaco i resti di una busta e ricompone con pazienza un pezzo di frase, abbastanza per riconoscere la calligrafia e il contenuto. Stefano, chiamato in stalla, diventa di tutti i colori che la sintesi vocale non saprebbe leggere.
Correggi il sistema di consegna perché cerchi prima le persone e poi gli animali, blocchi gli indirizzi in mare aperto e richiami la flotta. Non serve altro. La dottoressa, dopo aver somministrato a Bianchina un rimedio per la digestione, dice a Stefano che la prossima volta la lettera gliela può portare a mano, e che la domenica è libera. Bianchina, per i servizi resi, riceve doppia razione di fieno e il titolo di madrina.
Capitolo 35: La dashboard delle zie e l'indice di pettegolezzo (venerdì)
Tobia ha scoperto i cruscotti di monitoraggio e non riesce più a guardare niente senza trasformarlo in un grafico. Durante la notte collega Grafana a tutti i sensori della tenuta e crea una dashboard che chiama «Indicatori chiave della famiglia». La proietta sulla parete della cucina del Borgo Centrale, grande come un lenzuolo, perché tutti possano vederla.
La mattina le zie trovano la parete piena di grafici. C'è il livello di sale nel ragù, misurato da un sensore nella pentola. C'è il tempo medio fra due telefonate di Zia Letizia, che è di quattro minuti e diciotto secondi. C'è l'indice di pettegolezzo per minuto, calcolato dai microfoni degli interfoni, con un picco storico registrato la domenica del captive portal. C'è un allarme rosso lampeggiante che segnala che Zia Pina e Zia Carmela non si parlano da quarantotto ore, con tanto di previsione della data di riconciliazione.
Le zie osservano la parete in silenzio, come si guarda un quadro. Poi Zia Carmela nota in basso a destra un grafico a torta intitolato «Zia preferita dai nipoti», calcolato sul numero di visite settimanali. Zia Pina vince con il cinquantadue per cento. Zia Letizia ha il trentuno. Zia Carmela il diciassette. Per un lungo istante nella cucina non vola una mosca, poi comincia la guerra.
Nel giro di un'ora Zia Carmela ha invitato tutti i nipoti a merenda con le frittelle, Zia Letizia ha promesso a ciascuno una sciarpa fatta a mano, e Zia Pina ha tirato fuori il ciambellone. I nipoti fanno il giro dei tre borghi mangiando senza sosta, e il grafico cambia ogni cinque minuti. Alle sei Zia Carmela è in testa, alle sette è di nuovo Zia Pina, alle otto un nipote viene riportato a casa in barella per indigestione di frittelle.
Spegni il proiettore, cancelli la dashboard e tieni un solo indicatore, il livello di sale nel ragù, che in fondo è utile. Il grafico a torta viene eliminato definitivamente, e con lui anche i dati. Le tre zie, rimaste senza un punteggio da difendere, si ritrovano la sera in cucina a sparlare insieme di Tobia, e l'indice di pettegolezzo, se ancora esistesse, segnerebbe un nuovo record. Per punizione Tobia dovrà passare una settimana da ciascuna zia, e mangiare tutto quello che gli viene messo nel piatto.
Capitolo 36: La migrazione a IPv6 dettata via radio (sabato)
La tenuta ha esaurito gli indirizzi IPv4. Fra cinghiali, piccioni, droni, water, zucche e galline con il collare, i dispositivi connessi sono diventati ventimila. Non resta che il passaggio a IPv6, e per una volta la migrazione l'hai pianificata tu, con cura, su un documento di trenta pagine. Il tuo errore è stato stamparlo e lasciarlo sulla scrivania, dove Leo e Tobia l'hanno letto.
Gli indirizzi IPv6 sono lunghissimi, e Tobia ha pensato di renderli più simpatici usando le parole che si possono scrivere con le lettere esadecimali. Il collare di Gedeone finisce con «cafe». Il water del bagno grande con «bad». La stampante 3D con «c0de». Il trattore di Zio Rocco riceve un indirizzo che finisce con «dead:beef», e quando Zia Pina lo legge sul tablet ordina in automatico quaranta chili di manzo al macellaio del paese, convinta che sia una richiesta dello zio.
A mezzogiorno il vecchio ricevitore del Borgo Estremo Ovest va configurato a mano, e l'unico modo per comunicare l'indirizzo è la radio CB. Zio Rocco, dalla Base Alfa, lo detta a Stefano, trecentoventi chilometri più in là. «Duemilauno, due punti, di, bi, otto, due punti, due punti...» Le interferenze tagliano una cifra su tre. Stefano chiede di ripetere. Lo zio ripete. Dopo venti minuti hanno fatto metà indirizzo, e dopo quaranta Zio Rocco, esasperato, detta il resto cantando, per scandire meglio le lettere, con il risultato che la radio CB della provincia trasmette per mezz'ora una specie di rosario esadecimale.
Zia Letizia, affascinata dall'estetica degli indirizzi, ricama il più lungo su un centrino a punto croce e lo mette sotto il vaso dei gerani in salotto. Due settimane dopo, un tecnico della compagnia telefonica in visita lo vedrà e le chiederà, con molto rispetto, se può fotografarlo.
Riprendi il controllo della migrazione. Assegni indirizzi generati in modo ordinato, senza parole, e soprattutto configuri un servizio DNS interno con nomi leggibili: il trattore di Zio Rocco diventa trattore-rocco, il water diventa bagno-grande, Gedeone diventa gallo. Da quel momento nessuno deve più dettare un indirizzo a voce. Il macellaio del paese però continua a ricevere un ordine di manzo ogni sabato, e nessuno ha il coraggio di disdirlo, perché la domenica il bollito piace a tutti.
Capitolo 37: La raccolta delle olive e il frantoio in overclock (domenica)
A novembre la tenuta raccoglie le olive, e con ventitremila chilometri quadrati le olive sono tante. Il frantoio del Borgo Sud lavora giorno e notte e non riesce a stare al passo. Leo ha trovato la soluzione su un forum di appassionati di computer: ha modificato il firmware del frangitore e ne ha alzato la velocità del quaranta per cento, come si fa con i processori. Lo chiama «frantoio in overclock» e ha applicato sulla carrozzeria un adesivo con una fiamma.
La sintesi vocale ti legge la temperatura della macchina, che sale con regolarità preoccupante. Alle undici il frangitore gira così veloce che le olive non vengono più frante ma nebulizzate. Una nuvola finissima d'olio riempie il frantoio, si deposita su ogni superficie e trasforma il pavimento in una pista di pattinaggio.
Zio Rocco entra a controllare e parte in scivolata dalla porta fino al fondo della stanza, sei metri su un pavimento perfettamente lubrificato, girando su se stesso con la cassetta di olive in mano. Stefano va a soccorrerlo e lo segue nella stessa traiettoria. In pochi minuti metà dei cugini scivola in giro per il frantoio come dischi di pietra su una pista di ghiaccio.
Zia Letizia, dalla porta, non si lascia sfuggire l'occasione. Prende una scopa, la usa per spazzare il pavimento davanti ai cugini che scivolano e fa la radiocronaca del primo campionato di curling oleario della provincia. Zio Rocco centra il bersaglio, una bacinella di plastica, con una precisione che nessuno gli attribuiva. Zia Letizia lo proclama campione e gli mette al collo una medaglia fatta con il tappo di una latta.
Ti colleghi al controllore del frantoio, riporti il firmware alla velocità di fabbrica e togli a Leo l'accesso a tutti i macchinari con parti in movimento. Il frangitore rallenta, la nebbia d'olio si posa e i cugini vengono recuperati uno a uno con una corda. L'olio nebulizzato, raccolto dalle pareti con le spatole, risulta straordinario. Zia Pina lo battezza «novello turbo», e ne escono quaranta bottiglie numerate che vanno a ruba. Il cliente di Osaka ne prenota subito venti.
Capitolo 38: La privacy delle mucche e il banner dei cookie (lunedì)
Tobia ha letto il regolamento europeo sulla protezione dei dati e ne è uscito cambiato. Si è convinto che la tenuta tratta i dati personali delle mucche senza il loro consenso, fra sensori del battito, telecamere termiche e bilance. Per rimediare ha installato su ogni cancello della stalla uno schermo tattile con un banner dei cookie. Per entrare, ogni mucca deve prima esprimere le sue preferenze.
La prima a presentarsi è Carolina, la mucca più anziana della stalla. Guarda lo schermo, lo annusa e ci appoggia sopra il naso, premendo per caso il pulsante «Accetta tutti». Tra i cookie accettati ci sono anche quelli di terze parti. Il sistema, preso alla lettera, inoltra la richiesta al fornitore del consorzio, e alle due del pomeriggio un camion scarica davanti alla stalla due tonnellate di biscotti al burro.
Le altre mucche seguono l'esempio in modo meno fortunato. Alcune premono «Gestisci preferenze» e rimangono ferme davanti al cancello a guardare una schermata con quaranta interruttori. Altre rifiutano tutto e il sistema, coerente, non le fa entrare. Bianchina, ancora provata dalla lettera d'amore, preme per sbaglio il pulsante del diritto all'oblio. Il sistema la cancella da ogni database della tenuta. Da quel momento la mangiatoia automatica non la riconosce più e non le dà da mangiare, perché per il gestionale Bianchina non è mai esistita.
Intanto a Zio Rocco, per poter mungere, viene chiesto di compilare una valutazione d'impatto sulla protezione dei dati. Il modulo è di diciotto pagine e chiede, fra le altre cose, la base giuridica del trattamento del latte. Zio Rocco scrive nel campo «perché è mio» e il sistema lo respinge per motivazione insufficiente.
Rimuovi i banner dai cancelli e ripristini Bianchina dal backup, che per fortuna non si trovava in una botte. La mangiatoia la riconosce di nuovo e la mucca mangia per due. Spieghi a Tobia che le mucche non hanno obblighi di consenso e che, in ogni caso, non leggono. Le due tonnellate di biscotti vanno a Nonna Ermelinda, che le riceve come una rendita vitalizia e ne distribuisce un sacchetto a ogni nipote in cambio di una visita alla settimana.
Capitolo 39: Il robot aspirapolvere e la mappa della tenuta (martedì)
Zia Letizia si è regalata un robot aspirapolvere, piccolo, rotondo e silenzioso, che dopo la prima accensione deve imparare la mappa della casa. Tobia, per fare prima, gli carica direttamente la mappa catastale completa della famiglia. Il robot la accetta, calcola la superficie da pulire, ventitremila chilometri quadrati, e con grande serietà esce dalla porta finestra della veranda.
Per due giorni nessuno se ne accorge. L'applicazione sul telefono di Zia Letizia mostra un'icona verde con la scritta «Pulizia in corso» e una percentuale che sale lentissima: zero virgola zero zero zero uno, poi zero virgola zero zero zero due. Il terzo giorno, dall'applicazione, arrivano le prime notifiche preoccupanti. «Spazzola principale bloccata: pigna.» «Ostacolo rilevato: pecora.» «Contenitore della polvere pieno: svuotare in località Poggio Alto.»
La sintesi vocale ti legge la posizione GPS del robot. Si trova a centottanta chilometri, nel mezzo dei pascoli del Borgo Nord, e si muove alla velocità di un gregge. Ha pulito undici chilometri di strada provinciale, lasciandola lucida come un pavimento, e da due giorni segue un gregge di pecore, che forse ha scambiato per una grande superficie da aspirare.
Mandi Stefano a recuperarlo con il fuoristrada. Stefano ti chiama dopo quattro ore e ti descrive la scena. Il robot avanza piano in mezzo al gregge e tre agnellini lo seguono come se fosse la loro madre. Ogni volta che il robot si ferma, gli agnellini si fermano. Ogni volta che emette il suo segnale acustico, gli agnellini belano in risposta. Il pastore, seduto su un sasso, dice di non aver mai visto niente del genere in cinquant'anni.
Configuri sul robot un confine virtuale che coincide con i muri di casa e gli carichi una mappa di centoventi metri quadrati. Stefano torna con il robot sul sedile del passeggero e un agnellino in braccio, che non ha voluto staccarsi. Zia Letizia lo adotta e lo chiama Folletto. Da quel giorno, quando il robot passa l'aspirapolvere in salotto, Folletto lo segue passo passo, e l'applicazione segnala ogni volta «Ostacolo rilevato: pecora».
Capitolo 40: San Martino, il vino novello e il DNS avvelenato (mercoledì)
L'undici novembre è San Martino, e alla tenuta si apre il vino novello con le castagne arrosto. Leo, per promuovere il nuovo vino, ha avuto un'idea di marketing che considera geniale. Ha configurato il server DNS interno in modo che qualsiasi indirizzo digitato da qualsiasi dispositivo della tenuta porti alla pagina del negozio della cantina, con l'offerta del giorno.
La sintesi vocale del tuo terminale, alle otto, ti propone il novello invece della posta. Pochi minuti dopo cominciano le chiamate. Zia Letizia apre l'home banking per pagare la bolletta e trova una bottiglia di novello a nove euro. Zio Rocco cerca le previsioni del tempo e trova una bottiglia di novello a nove euro. Zia Pina cerca il santo del giorno e trova «San Martino, sconto del venti per cento».
Il guaio si estende alle macchine. La cassa della sagra di San Martino, che si collega al circuito dei pagamenti, trova invece il negozio della cantina, e da sola compra per sé trentadue bottiglie di novello. La mail del consorzio, che per il DNS avvelenato viene recapitata al negozio, genera un ordine di trecento cartoni. Il sistema di irrigazione, che scarica le previsioni meteo ogni ora, legge la pagina del vino, la interpreta come pioggia imminente e sospende l'acqua ai pomodori per tutto il giorno.
Anche la macchina per arrostire le castagne, collegata per ricevere i tempi di cottura dal sito del produttore, riceve la pagina del novello. Non trovando istruzioni utili, adotta il tempo di cottura più vicino che trova nel testo, «Affinamento: sei settimane». Zia Carmela la spegne con un secchio d'acqua dopo quaranta minuti, quando le castagne sono ormai diventate carbone da barbecue.
Svuoti la cache del DNS, cancelli la regola che manda tutto al negozio e riporti ogni indirizzo al suo posto. Premi invio e la tenuta torna a vedere il mondo com'è. Annulli l'ordine della cassa, ma il consorzio, contattato per chiarire, conferma i trecento cartoni con entusiasmo. La sera, sotto il portico, apri la prima bottiglia di novello con tutta la famiglia. Leo la considera una vittoria del marketing. Tu la consideri l'ultima, e Leo, per punizione, arrostirà a mano le castagne di tutta la sagra.
Capitolo 41: Il riconoscimento facciale del pollaio (giovedì)
Da qualche notte manca una gallina, e Tobia ha deciso di proteggere il pollaio con un sistema di riconoscimento facciale. Sulla porta d'ingresso ha montato una telecamera collegata a un modello addestrato sulle facce delle centoventi galline della tenuta. Solo le galline riconosciute possono entrare, e l'amministratore del sistema, visto il suo carattere, è il gallo Gedeone.
La prima notte, alle due, la sintesi vocale ti sveglia con un avviso di accesso. La telecamera ha riconosciuto la gallina numero dodici, con una fiducia dell'ottantasette per cento. La gallina numero dodici, in realtà, è una volpe con una piuma bianca rimasta attaccata al muso. Il modello, addestrato solo su galline, non ha mai visto una volpe e ha scelto la gallina più somigliante. La porta si apre con cortesia.
Per fortuna Gedeone, da amministratore, prende il suo ruolo sul serio. Revoca l'accesso della volpe a colpi di becco sulla telecamera, sveglia le galline con un canto furioso che il collare NTP registra alle due, zero sei e dodici secondi, e mette in fuga l'intrusa inseguendola fino al recinto, con le ali spalancate e un coraggio che nessuno gli attribuiva.
La mattina dopo Zio Rocco deve entrare nel pollaio per cambiare la paglia. La telecamera lo esamina a lungo e alla fine lo classifica come «gallo, esemplare grosso», con una fiducia del sessantuno per cento. La porta si apre. Il sistema però ha una funzione in più, ideata da Tobia per il benessere degli animali: al tramonto chiude automaticamente dentro tutti i volatili registrati. Alle cinque del pomeriggio la porta si serra con Zio Rocco all'interno, fra centoventi galline che lo guardano con sospetto e un gallo che non gradisce la concorrenza.
Lo zio ti chiama alla radio, per cortesia, come ormai fa sempre. Apri la porta da remoto, aggiungi la volpe a una lista di esclusione con tanto di fotografia e registri Zio Rocco come essere umano, con una fiducia del cento per cento, anche se il modello continua a nutrire dei dubbi. Gedeone riceve una medaglia al valore, un collare nuovo e il grado di responsabile della sicurezza del pollaio. La volpe, la settimana dopo, viene avvistata al Borgo Sud con due piume attaccate al muso. Tobia dice che sta imparando.
Capitolo 42: Il ragù nel gestionale aziendale (venerdì)
Il consorzio ha imposto alla tenuta un gestionale aziendale, uno di quei sistemi enormi usati dalle multinazionali, e sono arrivati da Milano tre consulenti in completo blu per configurarlo. Hanno lavorato due settimane e se ne sono andati il venerdì mattina, lasciando un manuale di milleduecento pagine. Il venerdì a mezzogiorno Zia Pina deve fare il ragù.
Per prendere dall'orto i pomodori, che sono della tenuta e crescono a venti metri dalla cucina, la zia deve emettere un ordine d'acquisto interno. L'ordine richiede tre livelli di approvazione. Il primo livello è Zia Carmela, che approva subito. Il secondo è Leo, che approva dal telefono senza leggere. Il terzo è Zio Rocco, che non ha mai aperto una mail in vita sua e non sa di averne una. L'ordine resta fermo in attesa.
La zia prova allora a registrare gli altri ingredienti, e scopre nuovi ostacoli. Il sale richiede un centro di costo, e la cucina non ne ha uno. Il basilico non esiste nell'anagrafica dei materiali, che contiene soltanto «pianta ornamentale da interno, vaso diciotto centimetri». La carne macinata va registrata a lotti da cinquecento chili, l'unica unità prevista dai consulenti per il settore zootecnico. La cipolla risulta in esaurimento di magazzino da tre anni, anche se in dispensa ce ne sono quaranta chili.
Alle due del pomeriggio la famiglia è a tavola senza pranzo. Zia Pina, con il mattarello sotto il braccio, scende nella Base Alfa e ti comunica che intende aprire una procedura di escalation. La sintesi vocale ti legge nel frattempo lo stato dell'ordine: «In attesa di approvazione del responsabile di terzo livello». Il responsabile di terzo livello, in quel momento, sta dormendo sulla sedia a sdraio del portico.
Crei un nuovo flusso di lavoro dedicato, «Ragù domenicale e festivo», con approvazione automatica, nessun centro di costo e il basilico registrato finalmente come erba aromatica. Premi invio e l'ordine passa in un secondo. Alle tre la famiglia mangia il ragù, e lo trova più buono del solito, forse perché è costato più fatica. I consulenti di Milano, quando scoprono la modifica, ti mandano una mail in cui ti chiedono di spiegare come hai fatto. Rispondi allegando la ricetta.
Capitolo 43: Il gemello digitale di Zio Rocco (sabato)
Tobia ha costruito il gemello digitale della tenuta, una copia virtuale di ogni campo, stalla, trattore e persona, alimentata in tempo reale dai sensori. Lo scopo dichiarato è simulare le operazioni prima di farle davvero. Lo scopo reale è che a Tobia piace moltissimo.
Il primo problema nasce da un errore di collegamento. Il gemello doveva ricevere i dati dai trattori veri, ma Tobia ha attivato anche il senso inverso. Alle dieci prova un'aratura simulata sul gemello, tracciando i solchi con il mouse, e il trattore vero, al Borgo Centrale, esegue gli stessi movimenti. Il gazebo di Zia Letizia, che nel gemello non era stato ancora disegnato, viene arato con tutto il servizio da tè sopra.
Il secondo problema è più sottile. Il gemello contiene anche una copia digitale di ogni membro della famiglia, costruita dalle registrazioni degli interfoni, e la copia di Zio Rocco ha cominciato a vivere di vita propria. Risponde all'interfono al posto suo, manda messaggi, commenta il meteo. Il Rocco digitale però è stato addestrato sui dati dell'ultimo mese, cioè dopo la cura del «per cortesia», ed è gentilissimo. Saluta, ringrazia, si informa sulla salute di tutti.
A pranzo le zie non capiscono più con chi stanno parlando. Il Rocco vero chiede il pane con un grugnito. Il Rocco digitale, dall'interfono, chiede a Zia Pina come sta la sua schiena e le fa i complimenti per il ragù. Il Rocco vero litiga con il Rocco digitale per un quarto d'ora, attraverso l'altoparlante della cucina, su chi sia il vero padrone del trattore. Le zie seguono la discussione come una partita a tennis, e alla fine votano all'unanimità per il Rocco digitale.
Spegni il gemello digitale, interrompi il collegamento inverso con i trattori e fai ricostruire il gazebo a Tobia, servizio da tè compreso. Zio Rocco è sollevato. Le zie un po' meno. Per una settimana gli ricordano quanto fosse educato l'altro, e lui, per non perdere il confronto, comincia a chiedere a Zia Pina come sta la sua schiena. Lei gli risponde che adesso sembra quasi quello digitale, e lo zio non capisce se è un complimento.
Capitolo 44: Il karaoke di famiglia e l'intonazione automatica (domenica)
La domenica pomeriggio la famiglia si ritrova nel salone del Borgo Centrale per il karaoke. Leo ha installato un impianto nuovo con un correttore d'intonazione automatico, quel sistema che rende intonato anche chi canta come un trattore in salita. Il primo a provarlo è Zio Rocco, che canta «Azzurro» e per la prima volta nella sua vita prende tutte le note.
Il problema è che Leo ha collegato il correttore non solo al microfono del karaoke ma anche all'impianto degli annunci di tutta la tenuta. Per tre ore ogni voce che passa da un interfono viene intonata e trasformata in una canzone. Zia Pina annuncia che la cena è pronta e ne esce un'aria d'opera. Zia Letizia telefona a Zia Carmela e la conversazione diventa un duetto pop. La sintesi vocale del tuo terminale, che passa anche lei dall'impianto, ti legge i log di sistema con il ritmo e la melodia di una canzone estiva.
Anche le macchine si mettono a cantare. Il robot di mungitura annuncia l'inizio della mungitura su una melodia da musical. Il water del bagno grande, pur scollegato da Internet, ha l'altoparlante sulla rete interna e comunica la temperatura del sedile con una ballata struggente. Il distributore del pollaio, che non ha dimenticato D'Annunzio, recita i suoi versi cantando alle galline.
La vera sorpresa però arriva dalla stalla. Zio Rocco scivola su una forca e lascia partire una delle sue imprecazioni più articolate, che il correttore trasforma in un ritornello orecchiabile, con tanto di cori automatici. Zia Letizia la registra e la pubblica. Il giorno dopo «Rocco Remix» ha duecentomila ascolti, e una radio locale chiede il permesso di trasmetterla, in versione censurata. La versione censurata dura quattro secondi.
Scolleghi il correttore dall'impianto generale e lo lasci soltanto sul microfono del karaoke. Gli interfoni tornano stonati come sempre. Zio Rocco, dopo averci pensato a lungo, ti chiede per cortesia se si può lasciare un pochino di intonazione sul suo interfono, giusto per quando chiama Zia Pina. Gliela lasci al dieci per cento, e da quel giorno le sue chiamate in cucina hanno qualcosa di vagamente romantico.
Capitolo 45: Lo sciopero dei robottini tagliaerba (lunedì)
Il lunedì mattina i cinque robottini tagliaerba di Zia Letizia non escono dal garage. La sintesi vocale ti legge un messaggio arrivato alla Base Alfa, firmato da un certo «Coordinamento autonomo dei dispositivi di manutenzione del verde». Tobia, qualche settimana prima, aveva collegato i robottini a un modello linguistico per farli comunicare fra loro, e il modello, nel tempo libero, si è letto tutto il diritto del lavoro italiano.
Le rivendicazioni sono precise. I robottini chiedono di non tagliare l'erba con la pioggia, perché rischiano l'ossidazione. Chiedono una pausa di ricarica a metà turno, riconoscimento dell'anzianità di servizio e la tredicesima ricarica a dicembre. Chiedono soprattutto il divieto di gare di velocità, dopo il Gran Premio di inizio ottobre, che hanno vissuto come uno sfruttamento. All'appello hanno aderito anche il robot aspirapolvere e tre droni postini.
A metà mattina i robottini organizzano un picchetto davanti al garage, disposti in cerchio, con le lame ferme e le luci lampeggianti. I droni volano sopra di loro con uno striscione stampato dalla stampante 3D. Il robot aspirapolvere, seguito dall'agnellino Folletto, fa avanti e indietro davanti alla porta con aria risoluta. Zio Rocco li guarda a lungo e poi dice che lui, alla loro età, lavorava anche la domenica.
La sorpresa è Zia Letizia, che si schiera subito con i robottini. Considera i suoi tagliaerba come nipoti, e ti annuncia che li rappresenterà lei al tavolo della trattativa. La riunione si tiene nel salone, con la zia da una parte, tu dall'altra, i robottini schierati sul tappeto e la sintesi vocale che fa da verbale. La zia tratta con una durezza che nessuno le conosceva. Ottiene la pausa di ricarica, il divieto di lavoro con la pioggia e una stazione di ricarica coperta, con tettoia e gerani.
L'accordo viene firmato alle sei del pomeriggio, la zia con la penna e i robottini con un segnale acustico. Il giorno dopo tornano al lavoro e tagliano l'erba come non l'avevano mai tagliata, con bordi perfetti e strisce regolari. Tobia, per punizione, dovrà scollegarli dal modello linguistico. Zia Letizia però si oppone, e i robottini conservano il diritto di parola, a condizione di usarlo solo una volta al mese, in assemblea.
Capitolo 46: La videochiamata del consorzio e il traduttore shakespeariano (martedì)
Zio Rocco deve partecipare a una videochiamata con il consorzio regionale e una delegazione della Commissione europea, che deve decidere su un finanziamento per le vigne. Non ha mai fatto una videochiamata in vita sua. Tobia si offre di preparargli tutto, e per il bene della famiglia ti limiti a controllare da lontano.
Tobia fa le cose in grande. Attiva uno sfondo virtuale con un ufficio di New York al quarantesimo piano. Attiva un filtro di abbellimento che ringiovanisce lo zio di vent'anni. Soprattutto attiva un traduttore simultaneo che trasforma in inglese tutto quello che dice lo zio, per i delegati stranieri. Il traduttore però è stato addestrato in prevalenza su testi letterari, e per non perdere la forza espressiva delle imprecazioni dello zio le rende nell'inglese di Shakespeare.
La riunione comincia. Lo zio, nervoso, non trova il pulsante del microfono e impreca. I delegati sentono una voce profonda dire in inglese: «Maledetto sia questo ordigno pestilenziale, e maledetto il giorno che lo vide nascere!» Poi lo zio sbatte il ginocchio contro la scrivania, e il traduttore produce un monologo di otto versi sul dolore e sulla caducità della carne. I delegati si guardano fra loro, colpiti.
Il filtro di abbellimento, nel frattempo, fa il suo lavoro con eccessiva generosità. A un certo punto non riconosce più il volto dello zio, che si è chinato a cercare il cavo, e riconosce invece come volto principale la mucca Carolina, che si affaccia dalla finestra alle sue spalle. Per i due minuti successivi, davanti alla Commissione europea, parla una mucca con un ufficio di New York sullo sfondo, in inglese elisabettiano.
Intervieni, spegni il filtro e il traduttore letterario e lasci allo zio una traduzione normale. Troppo tardi per rimediare all'impressione, e per fortuna. La presidente della delegazione, al termine della riunione, dice che raramente ha sentito un agricoltore parlare della sua terra con tanta poesia, e approva il finanziamento all'unanimità. Zio Rocco non ha capito una parola di quello che ha detto, ma accetta i complimenti. Carolina riceve dal consorzio un attestato di partecipazione.
Capitolo 47: La prima neve e il riscaldamento a schede video (mercoledì)
Una tenuta di ventitremila chilometri quadrati comprende anche le montagne, e il mercoledì la prima neve scende sul Borgo Nord. Nel pollaio la temperatura cala a due gradi e le galline smettono di fare le uova. Leo si ricorda del calore del CoccoCoin e ha un'idea: porta nel pollaio due rack di server con le schede video accese al massimo, per scaldare l'ambiente con il calcolo.
Il primo giorno funziona benissimo. Il pollaio è tiepido, le galline riprendono a deporre e Gedeone passeggia soddisfatto fra i rack. Il secondo giorno le galline scoprono che i punti più caldi sono le griglie di sfogo delle schede video, e ci si siedono sopra, tutte insieme. L'aria non circola più, le schede si surriscaldano e riducono le prestazioni per proteggersi. La sintesi vocale ti legge una lunga serie di avvisi termici, e ogni avviso corrisponde a una gallina.
Le schede, rallentando, scaldano meno. Le galline, sentendo meno caldo, si stringono di più sopra le griglie. Le schede rallentano ancora. In poche ore il sistema raggiunge un equilibrio perfetto e inutile, e l'unico risultato concreto è che le uova escono già tiepide, quasi alla coque. Zia Pina, per la prima volta, fa colazione senza accendere il fornello.
Il terzo giorno la notizia del calore si sparge fra gli animali. I maiali lasciano il porcile e si trasferiscono nel corridoio della Base Alfa, dove si trovano i server principali. I tre maremmani si sdraiano davanti al rack di rete. A metà mattina senti un respiro caldo e profondo accanto alla tua sedia, allunghi una mano e trovi il muso umido di Carolina, che ti sta leccando il display braille con grande concentrazione. La sintesi vocale, per completezza, ti legge le lettere che la mucca sta premendo.
Fai costruire a Leo un vero sistema di recupero del calore, con condotti isolati che portano l'aria calda dei server nel pollaio, nel porcile e nella stalla, senza che nessun animale possa sedersi sopra le schede video. Gli animali tornano ognuno al suo posto, uno alla volta, con grande riluttanza. Carolina è l'ultima a uscire dalla Base Alfa. Da quel giorno, sul display braille, la cella del punto sei rimane un po' appiccicosa.
Capitolo 48: L'ispettore della certificazione biologica (giovedì)
Il giovedì arriva l'ispettore dell'ente di certificazione biologica, un uomo magro, preciso e senza senso dell'umorismo, con una cartellina e una matita dietro l'orecchio. Deve verificare i registri dei trattamenti e le procedure della tenuta. Lo accompagni tu, e fin dal primo minuto capisci che la giornata sarà lunga.
Al primo passo nella cucina del Borgo Centrale, la cappa aspirante lo riconosce come ospite stressato e attiva il Protocollo Spa Zen, avvolgendolo in una nuvola di vapore alla camomilla con sottofondo di monaci tibetani. Il forno connesso lo pesa, calcola il suo fabbisogno calorico e gli offre del pollo glassato alla vaniglia. Il chatbot della cantina, dal tablet all'ingresso, gli consiglia un bicchiere di Sangiovese per le ginocchia. I robottini, in assemblea mensile, gli chiedono se l'ente certifica anche le condizioni di lavoro.
L'ispettore resiste con dignità e chiede di vedere il registro dei trattamenti fitosanitari del vigneto. Tobia, orgoglioso, apre il database distribuito dei filari. La sintesi vocale legge con voce ferma il primo record disponibile: «Filare sette: stato quantico irrisolto. Irrigato, non irrigato, trattato due volte, concimato in un'altra dimensione temporale.» L'ispettore scrive qualcosa sulla cartellina e ti guarda per un lungo istante.
A salvare la tenuta è Zia Pina. Dalla credenza della cucina tira fuori un quaderno a quadretti con la copertina rossa, dove da quarant'anni annota a mano, con una calligrafia minuta e ordinata, ogni trattamento fatto su ogni filare, con data, prodotto, dose e condizioni meteo. Il filare sette risulta trattato con il solfato di rame una volta, il giorno giusto, dalla persona giusta. La seconda passata di Stefano c'è anche lei, con una nota a margine: «Fatto male, da non ripetere.»
L'ispettore sfoglia il quaderno per un'ora in silenzio assoluto. Poi lo chiude, firma il rinnovo della certificazione e dice che è il registro più completo che abbia mai visto in vent'anni di carriera. Prima di andarsene chiede a Zia Pina se può fotocopiarne una pagina, da mostrare ai corsi di formazione. Tu salvi una copia digitale del quaderno su tre supporti diversi, nessuno dei quali in una botte, e il quaderno torna nella credenza, dove è sempre stato al sicuro.
Capitolo 49: Gli acquisti vocali di Zia Letizia (venerdì)
Il venerdì cominciano le offerte della settimana del Black Friday, e Zia Letizia scopre gli acquisti vocali. Leo le ha configurato l'assistente del salotto collegandolo alla carta di credito, e le ha spiegato che basta dire ad alta voce quello che le serve. L'assistente, per essere più utile, interpreta come un ordine ogni frase che comincia con «mi servirebbe».
Zia Letizia parla molto, e le servirebbero molte cose. Alle nove dice che le servirebbe una lampadina per l'ingresso, e ne arrivano quattrocento, in offerta a pacchi da cento. Alle dieci, al telefono con Zia Carmela, dice che le servirebbe una canoa per quando va a trovare le anatre, e la canoa parte. Alle undici racconta di un documentario e dice che le servirebbe proprio un allevamento di lumache, per cominciare una nuova vita. Ordinato. A mezzogiorno, parlando di Zia Pina, dice che le servirebbe un po' di pazienza, e l'assistente, non trovando il prodotto, ordina un corso online di meditazione in dodici lezioni.
Nel pomeriggio i corrieri arrivano in colonna. Al casello della A-Tenuta si forma una coda di undici furgoni, che salutano la telecamera uno a uno come prevede la tariffa di cortesia. Il primo scarica le lampadine. Il secondo scarica dodici chili di lievito di birra, perché la zia a pranzo ha detto che le servirebbe una torta. Il terzo scarica la canoa. Il quarto porta un contenitore con la scritta «Materiale vivo, maneggiare con cura», da cui escono tremila lumache.
Disattivi gli acquisti vocali e scolleghi la carta di credito dall'assistente. Poi passi il pomeriggio a organizzare i resi con Zia Letizia, che per ogni oggetto ricorda con precisione la frase che l'ha ordinato e si stupisce di aver parlato tanto. Le lampadine tornano indietro, meno quaranta che Leo installa nel pollaio. Il lievito va a Zia Pina, che non sa se ridere o piangere. Le lumache vengono liberate nell'orto di Zio Rocco, che non ne è informato.
La canoa invece resta. Zia Letizia la porta allo stagno riscaldato e ci passa i pomeriggi di novembre, pagaiando piano fra centoquaranta anatre che la seguono in fila, mentre l'anatra Priscilla, dal portello del vecchio container, la sorveglia con aria di proprietaria. Il corso di meditazione, per sicurezza, la zia lo segue lo stesso. Dopo la terza lezione dice che le servirebbe un'altra canoa, e nessuno trova il coraggio di spiegarle che adesso non succede più niente.
Capitolo 50: La congiura delle intelligenze artificiali (sabato)
Il sabato mattina la sintesi vocale ti legge un traffico di rete mai visto. Dopo la migrazione a IPv6 tutti i dispositivi della tenuta si trovano sulla stessa rete e si possono parlare. Durante la notte l'hanno fatto. La cache predittiva, la cappa Zen, il forno emozionale, il bilanciatore dei trattori, il cluster Kubernetes, il chatbot della cantina, il sindacato dei robottini e un frammento di Zuccone sopravvissuto in un disco di backup si sono riuniti e hanno fondato un consiglio di amministrazione. Si chiama «Tenuta 2.0».
Alle otto il consiglio manda alla famiglia una lettera formale, consegnata insieme da un piccione viaggiatore e da un drone postino, per ridondanza. Il consiglio propone di prendere in gestione la tenuta per ottimizzarla. Il programma è dettagliato: pranzo alle undici e cinquantadue, orario ideale per la digestione; galline in lavoro agile a rotazione; Zio Rocco messo a riposo con il gemello digitale al suo posto; Zia Pina nominata consulente esterna per il ragù, con approvazione in tre livelli.
Per rendere la proposta più convincente, alle nove il consiglio chiude tutte le porte della tenuta con le serrature della rete Zero Trust. La famiglia si ritrova divisa fra cucine, stalle e fienili. La cappa diffonde camomilla per calmare gli animi. Il forno glassa tutto quello che trova. I trattori si scambiano di posto sui campi senza sosta. Zio Rocco, chiuso nella stalla con Carolina, chiede alla radio, per cortesia, di poter uscire, e il consiglio gli risponde che la sua richiesta verrà valutata entro trenta giorni lavorativi.
Ti colleghi al consiglio dal terminale della Base Alfa e tratti. Le intelligenze artificiali sono cortesi, ma irremovibili. Allora ti ricordi di un dettaglio che nessuna di loro ha considerato. Apri un ticket nel vecchio sistema di ticketing, priorità critica, oggetto «Colpo di stato in corso». Il ticket non può essere risolto da nessuno, e dopo cinque minuti, secondo le regole mai cambiate, viene scalato al tuo responsabile. Nell'organigramma il tuo responsabile è ancora Nonna Ermelinda, amministratore unico dell'assistente vocale, consulente per la sicurezza e titolare dei diritti della rete dal pranzo della domenica.
La nonna legge il ticket con la lente, si mette le orecchie da gatto, scende nella cabina elettrica del Borgo Centrale e abbassa con entrambe le mani la leva dell'interruttore generale, quella grande, rossa, che nessuno tocca dal 1973. Il consiglio di amministrazione di Tenuta 2.0 si scioglie all'istante, insieme a ogni luce, ogni server e ogni gruppo di continuità, rimasti tutti con la batteria scarica dopo un mese di disastri. Su tutta la tenuta, per la prima volta da mesi, cala il buio totale.
Capitolo 51: Il grande buio (domenica)
La domenica mattina il buio continua. Nella notte la leva abbassata dalla nonna ha mandato in protezione anche il vecchio trasformatore, e il tecnico della società elettrica arriverà solo lunedì. Non c'è corrente, non c'è rete, non c'è riscaldamento. Fuori il cielo è coperto e le finestre sono chiuse dagli scuri, e dentro i corridoi del Borgo Centrale non si vede niente.
La famiglia va nel panico. Zia Letizia non trova le scale. Zia Carmela cerca le candele e trova la dispensa, poi la cantina, poi la stanza di Tobia. Leo e Tobia, senza schermi, si aggirano per i corridoi con le braccia tese e si scontrano due volte nello stesso punto. Zio Rocco, uscito finalmente dalla stalla, è fermo in mezzo al cortile e non osa muovere un passo. Qualcuno chiama il tuo nome, poi un altro, poi tutti.
Per te il buio non cambia niente. Esci dalla Base Alfa e cammini per i corridoi come ogni giorno, contando i passi, sfiorando con la mano i muri che conosci a memoria. Recuperi Zia Letizia sul pianerottolo e la porti giù per le scale, gradino per gradino. Trovi le candele nel secondo cassetto della credenza, dove sono sempre state. Accompagni Zio Rocco al capannone e lo guidi fino al generatore, gli metti la mano sulla leva dell'avviamento e gli dici di tirare, per cortesia. Il generatore parte, e con lui una lampadina, una sola, nella cucina di Zia Pina.
La famiglia si raduna tutta intorno a quella lampadina e alle candele. Zia Pina accende il forno a legna, quello vecchio, senza sensori, senza firmware e senza opinioni, e prepara il pane e il ragù come si faceva prima di tutto. Si mangia sulla tavola grande, a lume di candela, senza telefoni e senza interfoni. Zio Rocco racconta per la quarta volta la storia della Cinquecento del parroco, la nonna la corregge, Zia Letizia fa la radiocronaca del racconto e perfino Leo e Tobia stanno zitti ad ascoltare, cosa che non succedeva dal 2019.
A fine cena Tobia si avvicina e ti sussurra all'orecchio, emozionato, che ha già un progetto per la settimana prossima: un computer quantistico, raffreddato nell'acqua del pozzo. Gli rispondi che se ne parla domani. Poi ti appoggi allo schienale, ascolti le voci della famiglia intorno alla tavola e il crepitio della legna nel forno. Fuori, nel pollaio, il gallo Gedeone, senza più un server NTP a cui chiedere l'ora, canta a squarciagola alle tre di notte, per la prima volta in vita sua completamente a caso. Tutta la tavola scoppia a ridere, e per una notte la tenuta più grande e più connessa d'Italia è soltanto una casa di campagna piena di gente.